Incauti racconti, strofe a metà, tra l'anima e il cuore. Il peso del peccato che sconfigge la noia.
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Stavo riflettendo.
Già è difficilissimo sopravvivere in questo mondo di merda.
Se poi qualcuno si mette di mezzo e fà andare tutto storto, la voglia di spaccare tutto ti viene.
Ma perchè mi devi rompere i coglioni?
Perchè ti devi mettere in mezzo tra me e il mio modo di vedere le cose, ossia la mia vita?
Perchè?
Ho fatto qualcosa di cui mi devo pentire...non credo...visto che non ci incrociavamo da un millennio, allora perchè?
Ti ricordo qualcuno da piccolo ti ha rotto il naso e me la vuoi far pagare?
Perchè al mio semplice raccontarti di come mi vanno le cose, la devi buttare sul tragico e farmi sentire una merda, perchè secondo te sto buttando via il tempo...e blahblablah....
Sai che ti dico?
Vai a farti fottere!
E sai qual'è la cosa che più mi fa incazzare?
che tu queste righe non le leggerai, e sarebbe anche inutile...tanto non capiresti.
Ma ripeto:
Vaffanculo!
© bonfo
Ieri sera sono stato al concerto dei Faust.
Per chi non li conosce, sono un gruppo storico di quello che viene chiamato Kraut rock, insieme a Embryo o ai più conosciuti Einstuerzende Neubauten. Anche se con cambiamenti di organico, sono in giro da un sacco di tempo. Nelle loro file ora milita anche l'amico Amaury Cambuzat (Ulan Bator, Cargo Cult, Silver Static, Analphabet City).
Unica data italiana, per questa formazione.
Sul palco tutti gli ingredienti per uno spettacolo di Arte Moderna, Post Industriale, del XXI secolo.
Una betoniera amplificata, che il povero Amuary farà andare avanti e indietro per il palco ottenendo dei suoni inquietanti, una enorme ruota dentata di quelle delle seghe circolari delle falegnamerie, che verrà violentata da Zappy, con una fresa. Lamiere appese a fare da gong, un bidone con dentro di tutto, e anche un asse da stiro, con la quale provocatoriamente verrà stirata la maglietta di uno spettatore, tra i risolini del pubblico.
In tutto questo anche chitarre tastiere batterie e basso, a chiudere il cerchio.
Per quasi due ore i nostri ci hanno allietato con le loro trovate sonore, trombe mischiate a frese e batterie elettroniche, trapani che violentano bidoni, chitarre lanciate in aria e prese a calci lasciandole in feedback paurosi.
Non dimenticando comunque tra tutte queste cose, vi erano testi interessanti, messaggi urlati a gran voce da Peron, melodie magari inconsuete per orecchie abituate ai quattro quarti della forma canzone tipica, ma ben congeniati, ben studiati, elaborati, fino al travolgente finale dove tra lanci di fumogeni, televisori distrutti a colpi di martellate da Peron, il quale si strappa letteralmente i vestiti di dosso rimanendo tra l'incredulità dei presenti completamente nudo a percuotere il basso, si conclude quello che non è solo un concerto, ma la rappresentazione di una civiltà, la nostra, con i suoi rumori, i suoi dolori, le sue pazzie, le sue alienazioni.
Un opera d'arte.
Uno spettacolo davvero entusiasmente, psichedelico, lisergico in qualche maniera, sicuramente non il solito concertino di musica rock.
Arte Moderna.
Come al solito gli zelanti signori che gestiscono il posto, si sono lamentati per il finale, sembra non abbiamo gradito l'accensione dei fumogeni, o forse le nudità del performer, di sicuro assistere alle lamentele di questi zelanti signori proccupati più della forma che della sostanza, è bastato aprire le porte e il fumo nel giro di pochi secondi era sparito, non è stato un finale degno della serata. Siamo proprio un paese senza più coraggio.
Due parole per il gruppo di supporto.
I Melloncek, nuovo progetto di Andrea Castelli, con il loro misto di rock, free jazz, progressive anni 70.
Avevo già avuto modo di sentirli qualche tempo fà al Bloom. Davvero bravi anche se hanno praticamente suonato tra l'indifferenza generale. Progetto molto interessante, anche qui sonorità un pò difficili da digerire, lontane dalla classicità, ma che vale la pena ascoltare, idee molto valide di nuove strutture sonore.
E' stata una bella serata, gratuita per di più, che mi ha dato stimoli per nuove cose da fare.
Mentre scrivo queste righe in sottofondo vanno i Faust, negli occhi le immagini di ieri sera, i fumogeni arancioni e bianchi, le televisioni che saltano via a pezzi, la betoniera, la chitarra lanciata per aria, le scintille della fresa sulla lama circolare, i tubi di ferro. Una fotografia della nostra civiltà. Del nostro malessere.
stay free.
© bonfo
Dopo giorni di silenzio, ritorno online.
Ero in giro, e la connessione non era delle migliori, e sinceramente non avevo né molta voglia di scrivere, né avevo qualcosa da dire.
Un pò come ora, a dire tutta la verità.
Nulla da dire.
Ma il silenzio vuol dire solo una cosa, indifferenza o peggio morte, come diceva Guccini, e quindi eccomi quà a smentirla.
Ci sono, incasinato anche se in vacanza, perchè le mie vacanze sono piene di sorprese, ogni giorno.
Il progetto Elfavaro va avanti, sono pronte nuove basi, che devo ancora perfezionare e editare e farci le voci, ma ci sono già.
Ho lavorato al remix di un brano inedito dei miei amici Radia, che presto sentirete sul loro nuovo sito e su myspace, e spero entro l'anno anche su cd, ma di questo parleremo a tempo debito.
Nel frattempo potrete godervi il remix sul sito di myspace di Elfavaro.
Questo progetto ha preso una piega tutta elettronica, che credo farà fatica a togliersi di dosso.
Come vedete non avevo nulla da dire ma alla fine ho detto comunque qualcosa.
Domani sera a chi interessa al Pala non so come si chiami ora credo Mazda, di milano ci sono i Faust, unica data italiana.
Io sono tornato per loro, voi che fate?
stay free
© bonfo
Sottile linea di confine, tra reale e irreale.
Sintomatica visione del giorno.
Di notte non invado lo spazio altrui.
Dipingo forme sui muri.
I colori esplodono dentro il mio cuore.
Ancora un grido a ricordare che il mondo la fuori è come un film.
Attori, registi e migliaia di comparse.
Informate il mio angelo custode, io ho finito i gettoni.
Il mio telefono è scarico.
Bellezza oltre ogni forma, dentro e fuori, la dispensa dei sogni.
Assaporo la tua noia, vittima di giorni perduti.
Sacrifico ogni attimo, come fosse l'ultimo.
Lasciando fuori la gioia eterna.
Attraverso le pareti di questa casa si odono rumori
che non hanno nessuna forma umana.
L'esposizione finisce con un colpo di pistola.
© bonfo
Un anno fà circa ho aperto questa finestra sul mio mondo.
Sembra ieri.
Ho virtulamente e anche personalmente conosciuto molte persone tramite questa finestra.
E' strano che per parlarsi si debba utilizzare una macchina.
Come fossimo dei robot, delle macchine anche noi.
Forse aveva ragione Morpheus a dire che noi siamo le batterie delle macchine e ci usano.
Giù nella tana del coniglio bianco, seguilo.
La pastiglia blu o quella rossa.
Scegli Neo, scegli.
Devo andare ora, devo andare.
Ma tu resta libero.
stay free.
© bonfo
utente anonimo in Milano è buia
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