Incauti racconti, strofe a metà, tra l'anima e il cuore. Il peso del peccato che sconfigge la noia.
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Approfitto per fare un grande augurio a tutti quelli che mi conoscono e anche a quelli che non mi conoscono. Auguro a tutti quanti un anno pregno di soddisfazioni, siano professionali, che personali o come diavolo volete. Io da parte mia mi sto togliendo sassolini dalle scarpe e alcune soddisfazioni arrivano. Il 2005 che sta morendo è stato costellato di un sacco di avvenimenti importanti e no, di gioie e di dolori personali importanti, di nuove concoscenze e di vecchie che ritornano nuove, insomma un turbinio di situazioni, piacevoli e anche no, ma sinceramnete tutte superabili e superate. Non sono mai positivo di natura, ma nonostante tutto e tutti so che nel 2006, con l'arrivo dei miei primi quarant'anni succederano cose, o le farò succedere, e di questo non posso che esserne convinto, che mi cambieranno ancora una volta la vita. Buon 2006 quindi e che il rock'n'roll ci spacchi i timpani ancora per qualche decennio. A todos de corazon! bonfo
A giorni farò il report del concerto di giovedi degli Ulan Bator, davvero grandi. Datemi il tempo di riordinare le idee. Sono giornate un pò convulse. E sempre a giorni ormai nel nuovo anno, le recensioni di due dischi che sto amando da qualche giorno. Non dico di più ora, leggerete. State sintonizzati. Vi faccio gli auguri di uno splendido 2006, spero che sia meglio di questo almeno per quello che mi riguarda, che ha le ore contate. Non mangiate troppo al cenone... ciao bonfo
Sono andato a sentire i Posies al Bloom, senza nemmeno quasi sapere chi fossero. Lo ammetto.
O meglio non avevo mai sentito nemmeno un brano.
Ma come sempre la mia sete mi ha portato ad abbeverarmi alla fonte.
Arrivo al Bloom in una serata gelida. E' già tardi e infatti mi perdo completamente la band di supporto, i torinesi Squirrel, che scoprirò poi da un loro cd live che mi danno, essere una band di tutto rispetto del panorama indie italico, anche se ancora privi di qualsiasi contratto discografico.
Tra l'altro scoprirò sempre dopo che sono stati chiamati all'ultimo a fare questa data al Bloom, dopo aver accompagnato i Posies nella serata all'Hiroshima di Torino. Cercherò di seguirli in futuro.
Entro nel salone del Bloom abbastanza vuoto per la verità, e questo non è proprio di conforto.
entrano quasi in contemporanea anche i Posies sul mitico palco.
Dopo una volante introduzione parlata dei due chitarristi nonchè depositari del marchio Posies, partono subito con un rock'n'roll sfrenato. Ci sanno fare e fin da subito non si risparmiano.
Il combo è tra i classici del rock, due chitarre, basso e batteria.
Tutti i pezzi via via sono sfrenati e molto ben orecchiabili.
C'è li sparano dritti nelle orecchie. Trovano il tempo anche per scherzare e dedicare una canzone alla ragazza della biglietteria all'entrata, tra lo stupore generale. Da par mio noto una sostanziale differenza tra le band nostrane, anche le più famose e arrivate, e questi ragazzoni cresciuti di Seattle. Si vede che non gliene frega niente di essere in qualche modo della rock'n'roll star. Di essere in giro da mesi con un tour mondiale per la presentazione del nuovo CD "tutti i tipi di luce" (every kind of light) come dirà in italiano tipicamente accentato Ken, uno dei due chitarristi.
Suonano, sudano, si divertono, anche quando l'amplificatore del basso si rompe, mentre il loro roadie lo sistema montando la testata di quello degli Squirrel, aiutato dal batterista e dal bassista, che è lo stesso Mike Mills che suona nei REM, qui diciamo in libera uscita, gli altri due vanno avanti a suonare, senza fermarsi ad aspettare, come troppe volte ho visto fare da gruppi emergenti ultimamente, lamentandosi che l'impianto non funziona, qui addirittura Ken scende dal palco e va al mixer a sistemare il volume dell'altro microfono vicino alle tastiere, tra lo stupore generale. Dopo questo breve intermezzo chitarra tastiera e voce, e ripristinato l'ampli del basso, si riparte con il più sano rock'n'roll.
Detto questo lui e Jon Auer l'altra chitarra scendono dal palco e si posizionano in mezzo alla gente con i microfoni per eseguire una delle ultime canzoni, chiamando il pubblico a non aver paura ad accerchiarli, e quando non vede risposta il tono si fa un pò più minaccioso, (ehi fuckin' asshole would you like to come close to me?).Il rock è sangue e sudore e questi quattro non si risparmiano.
Arriviamo ai bis di un concerto un pò corto per i miei gusti, solo una quarantina di minuti, che però verranno compensati dalle chiacchiere fatte con Ken mentre vende le magliette e i CDs nel loro banchetto fuori dalla sala concerti. Non sembra nemmeno lo stesso che cinque minuti prima saltava sul palco rompendo le corde alla chitarra, e sputando nella aria. Questa cosa è indiscutibilmente molto simpatica e forse dovrebbe farlo anche qualcuna delle nostre rock star che si credono chi sa chi e quando le saluti dopo un concerto nemmeno si sforzano di farti un sorriso, ma questa è un'altra storia.Gli americani normalmente non mi stanno molto simpatici con la loro aria di sufficenza, da super eroi in pensione, da vecchi cow boys, ma i Posies nel loro piccolo sono riusciti a rendersi simpatici oltre al fatto che suonano divinamente un buon sano vecchio rock'n'roll.
God bless you America.
Cambiate solo politica e poi torneremo amici, musicalmente lo siamo sempre stati.
per informazioni:
www.theposies.net
© Bonfo
Oggi ho praticamente dormito quasi dodici ore. Era da un pò che non riuscivo a farlo. Stanchezza molesta. Fuori fa sempre freddo e la voglia di uscire è davvero minima. Ma devo andare a fare la spesa. Non riesco a mangiare solo aria. Mi hanno chiamato per domani sera, l'ultima notte dell'anno. Un anno che vorrei in parte dimenticare. Un sabato qualunque, un sabato italiano diceva Sergio Caputo. Torno più tardi. bnf
Ho spento il televisore. Dovevo uscire per andare a vedere Amaury Cambuzat con il suo socio Olivier in una inedita serata Ulan Bator acustica. E quindi prima di uscire ho spento il televisore. Ho fatto questo errore. Ora sono rientrato e l'ho riacceso. I colori sono di nuovo svaniti. E' bastato un tasto schiacciato sul telecomando e via. Siamo ripiombati negli anni settanta. Meglio così tanto il telegiornale fa schifo anche senza i colori, e gli altri programmi che trasmettono forse è meglio pensare che sono cose di una volta quando i colori non c'erano. Così hanno un senso. Il freddo fuori è davvero pungente. Credo che mi infilerò sotto le coperte. © bonfo
utente anonimo in Milano è buia
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