Nella Nebbia Del Tempo

Incauti racconti, strofe a metà, tra l'anima e il cuore. Il peso del peccato che sconfigge la noia.

Il Giullare di Corte

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Incauti Viandanti

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09/09/2005
DJ set

Oggi dovrei tornare a Milano, ma praticamente lo farò domani o domenica. Questa sera sono stato invitato ad un DJ set durante un festival di musica Indie gli ospiti sono Ulan Bator, Cut, the Marigold e Poland, praticamente un bel pò di musica buona italiana. Non ero preparato a questa cosa e quindi non ho con me tutta la mia musica, ma qualche cosa m'inventerò. O meglio sapevo da tempo che ci sarebbe stato questo evento, ma non ho avuto il tempo di passare da Milano prima per potermi preparare un pò di Cd e Vinili dei miei, ma non importa. Domani se riesco prima di mettermi in viaggio scriverò due righe su come è andata.
Speriamo che il tempo regga.
Ci sono dei nuvoloni all'orizzonte che non promettono nulla di buono.

Postato da: bonfo a 13:54 | link | commenti (1) |

08/09/2005
temporale

Ieri qui dove sono si è scatenata una tempesta come non ne avevo mai visto. Il mare molto grosso, incazzato. Il cielo nero, davvero da mettere paura, ma la cosa un pò strana era una striscia di nuvole bianchissime che si stagliavano a metà. E tutto intorno lampi e tuoni in dissolvenza. Uno spettacolo davvero meraviglioso. Non dev'essere stato il massimo però per chi magari era da qualche parte con una barca. Io stavo risalendo con la macchina la collina ero quindi un pò lontano dal punto cruciale, ma le raffiche di vento mi facevano dondolare, figuriamoci nel bel mezzo di tutto ciò.

La natura è davvero strana...si sta riprendendo il sopravvento sull'uomo che l'ha sfruttata e devastata.
Chissà come finirà.....

Postato da: bonfo a 09:58 | link | commenti |

07/09/2005
SFOGO

Ho appena saputo che il mondo è rotondo. Direte che era una cosa già nota sin dal medio evo. Io non c'ero allora non lo so. Io l'ho scoperto stamane. E in un modo molto semplice. Ho detto al mio capo quello che penso di lui e di quelli come lui. La mia frase deve aver fatto il giro del mondo e aver assunto velocità dovuto proprio alla forma sferica perchè quando mi è arrivato il cetriolo capite bene dove è stata una botta. E per nulla piacevole.
Ma perchè cazzo uno non può dire ciò che pensa liberamente senza prenderlo poi in culo e pagarne tutte le conseguenze. Ho un collega che se ne strafotte di tutto e tutti, e la fa sempre franca. Io invece sempre a rodermi il fegato per tutto e che cosa ottengo? un bel cazzo di niente. Solo delle enormi incazzature che non fanno altro che rovinarmi la giornata e la vita.

NE HO DAVVERO PIENI I COGLIONI DI QUESTA GENTE.

Postato da: bonfo a 12:05 | link | commenti (7) |

06/09/2005
La valle degli orti

Oggi fà di nuovo caldino in questa valle del cazzo. Inizio a essere insofferente. Quando è così significa che devo staccare la spina per un pò.
E' da circa un mese che lavoro senza sosta se non per andare a mangiare e a dormire. Un cazzo di vita sociale. Davvero poca. Eppure normalmente non sono così. Ma questo lavoro mi sta inbruttendo (non di aspetto, quello è già assodato). Tra qualche giorno tornerò nella odiata/amata Milano per qualche giorno almeno, poi si vedrà. Da una parte non vedo l'ora di sedermi sulla mia sdraio da spiaggia che ho in soggiorno e guardare fuori dalla grande finestra di fronte, le piante del giardino e se sono fortunato le montagne intorno a Como. E pensare che vivo da 10 mesi in collina circondato da montagne un pò più alte e poi il mare dall'altra parte.
Credo sia la nostalgia di casa. Delle mie cose, i miei CD, i miei libri. Semplicemente gli odori diversi.
Che cazzo ne so.

Qualunque cosa sia è la mia vita.

Postato da: bonfo a 15:00 | link | commenti (2) |

05/09/2005
Ho perso le radici

Oggi come va? Me lo sto chiedendo mentre cerco di schivare un ragazzino che mi attraversa la strada col rosso. Dev'essere ricominciata la scuola, perchè alle 7.30 del mattino non c'è mai stata tanta gente in giro. Anche se devo dire che qui in questa provincia dove sono ancora per un pò, il traffico diciamo scolastico, non è come a Milano. Ricordo una volta che sono rimasto in coda per più di un quarto d'ora ad aspettare una Scìura che riuscisse a parcheggiare quel cazzo di fuoristrada sopra il marciapiede,  e quando ho visto scendere uno zaino con le braccia e le gambe, mi è venuto da piangere.

Ma dove siamo finiti?

Mia nonna che era una contadina, nata il giorno in cui si taglia la canapa (son nata in tel tajar del canjo), che ha passato tutta l'esistenza a lavorare nei campi, quando io da ateo che ero e sono gli dicevo che era il suo Dio che la faceva soffrire così, lei mi rispondeva "I né gà insegnà cusì e cusì devesare" (ci hanno insegnato così e così deve essere), saggezza popolare mista a credenza nella religione che nelle campagna intorno a Rovigo dove son cresciuto erano all'ordine del giorno. Potevi sentire i vecchi che bestemmiavano ma poi quando era ora di andare in chiesa alla domenica mattina si facevano belli e andavano, sbarbati e con i loro abiti migliori ("I ne ga insegnà cusì e cusì devesare").


Ipocrisia forse, ma pulita.


Non mi sento di condannare il loro modo di fare, in fondo erano delle persone semplici cresciute in mezzo a due guerre, ne hanno viste di tutti i colori, e non in televisione, ma sulla propria pelle. Ricordo il volto dei mie nonni, uno fabbro l'altro contadino, tutti e due con delle rughe profonde come il solco del "vasuro" (aratro) sulla  terra arida del campo. Quella terra ora non c'è più. Non ci sono più quelle persone che me la rendevano cara, io che a ventanni sono scappato inseguendo un sogno di ribellione e libertà, la voglia di vivere che mi usciva da ogni sacrosanto poro. Ora impiango molto quei momenti in cui giravo con la bicicletta nel cortile della casa sul fiume dove sono nato, ero libero di tuffarmi nell'adige che forse non era ancora inquinato come lo è ora, si stava in giro senza problemi anche se eri piccolo.
Mio padre non andava in ansia se all'ora di cena ero ancora in strada, non mi chiamava sul cellulare come i genitori di oggi. Abbiamo voluto il progresso ma non siamo capaci di utilizzarlo, sono le macchine che hanno vinto non noi.
Forse nel primo Matrix hanno ragione siamo le batterie di ricarica delle macchine che ci circondano.

Abbiamo reso questo splendido paese una fogna, e non parlo solo di noi ma di tutto il mondo.

Provare solo vergogna non serve. Siamo tutti colpevoli.

 

Il Titolo del post di oggi è preso in prestito dal refrain dell'ultimo singolo di Fabrizio Coppola "Radici" appunto. Ciao Fabrizio.


Postato da: bonfo a 11:40 | link | commenti |



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